SONO USCITA DA AUSCHWITZ

Il 4 febbraio 2026, la signora Tatiana Bucci, classe 1937, deportata con sua sorella Andra Bucci, la loro madre, la loro zia e il loro cugino Sergio ad Auschwitz concentration camp nell’aprile del 1944, è venuta a testimoniare davanti ai nostri studenti dell’ultimo anno ciò che ha vissuto nell’anticamera del “servizio” di Josef Mengele.

Per lei c’è un prima e un dopo l’anno 2000. Infatti, è in quell’anno che il deputato Furio Colombo propone una legge che istituisce il 27 gennaio come Giorno della Memoria in Italia, cinque anni prima che l’United Nations, tramite l’UNESCO, lo adottasse per tutto il mondo.
In quel momento, lei e sua sorella decidono di rompere il silenzio. «Era arrivato il momento di parlare».

«È mai stata imbarazzata nel raccontare il passato?»
«Prova rancore verso i tedeschi?»

Queste sono state le domande dei nostri studenti. Alla prima risponde di no; alla seconda dice di fare la differenza tra nazisti e tedeschi perché «loro hanno fatto i conti con il loro passato. Non tutti gli italiani…».

Le piace dire che quando passa per Trieste, fa sempre una deviazione per Piazza Unità d’Italia per dire: «Sono ancora qui…».

Infine, durante i viaggi ad Auschwitz che intraprende ogni anno con sua sorella e con gli studenti, dice di dover entrare nel campo da sola con Andra. Poi, finita la visita, una volta uscita, ridiventa subito «la donna di oggi», perché con il tempo è riuscita a «uscire da Auschwitz».

«Come?» chiede una studentessa.
«Credendo fermamente nell’Europa».

Un grande grazie, signora Bucci.

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